Le morie di animali. Cosa c'è di anormale?
Quando ai primi del mese di gennaio si ebbe notizia che 5.000 merli erano morti in Arkansas e più di
E a dar manforte alle dicerie vi è stato il fatto che gli eventi non si sono fermati ai due casi che per primi hanno fatto notizia, ma a macchia di leopardo stragi di animali si sono avute in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda. Nel bel mezzo dell’Europa per esempio, 50 taccole sono cadute senza vita in prossimità della città di Falkoping. E a quelle degli uccelli poi, si sono aggiunte le morti di altri animali. In Gran Bretagna si scopre la strage di circa 40.000 granchi “diavolo”. A migliaia sono i pesci senza vita scoperti sulle rive della Nuova Zelanda. E per tornare in America sono 2 milioni i pesci morti trovati sulle coste della città di Chesapeake Bay. Oltre 100 tonnellate invece, sono le sardine, le ombrine e i pesci gatto scoperti senza vita in prossimità di Paranaguà, in Brasile.
Anche l’Italia ha avuto le sue stragi. Nel Faentino sono state scoperte 400 tortore morte; vicino a Marcianise invece, un tappeto di uccelli deceduti ha coperto
Ma se non ci sono in atto prove segrete di guerre batteriologiche o tecnologiche qual è la spiegazione? “Va detto innanzi tutto, che è necessario avere il responso delle autopsie eseguite sugli animali dei singoli casi per dare dettagliate spiegazioni. E queste richiedono settimane. Dai dati finora nelle nostre mani, tuttavia, escluderei una causa che interessa l’intero pianeta, altrimenti non si spiegherebbero le morti a macchia di leopardo. Le cause invece, sarebbero da cercare caso per caso”, spiega Marco Dinetti, responsabile Lipu di ecologia urbana. “In altre parole, tralasciando le assurde ipotesi catastrofiste, non additerei ai cambiamenti climatici o all’inquinamento generalizzato la causa di tali morti e per le stragi italiane neppure all’inverno particolarmente freddo, anche perché durante i giorni delle morti le temperature non erano poi così rigide”, continua l’esperto. Insomma ogni singola strage ha il suo esecutore. Ma quali possono essere allora gli assassini? “Molto spesso è l’avvelenamento, casuale o voluto. Un intero stormo, ad esempio, si può intossicare mortalmente se si ciba su un campo da poco trattato con grandi quantità di pesticidi. Oppure si può avvelenare se si abbevera in prossimità di sversamenti mortali lungo un corso d’acqua. E non è da escludere che sull’onda di queste notizie qualcuno abbia voluto sbarazzarsi volontariamente di stormi di uccelli, dando loro cibo avvelenato”. E almeno per quanto riguarda l’Italia a dar ragione a Dinetti vi è il responso dell’autopsia eseguita sulle tortore di Faenza. “Gli uccelli sarebbero morti per aver mangiato in sovrabbondanza quello che rimane della lavorazione dei semi di girasole di un oleificio-distilleria presente vicino al luogo del loro decesso”, spiega Renato Brunetta che fa parte dell’Istituto Zooprofilattico di Lombardia ed Emilia Romagna. Si tratterebbe di una vera e propria indigestione, un’ipotesi suffragata anche dal fatto che nel gozzo degli animali già esaminati sono state trovate abbondanti tracce di tali semi. “Anche se non è da escludere, questa tesi lascia un po’ perplessi –sottolinea Dinetti-, in quanto è assai improbabile che centinaia di tortore abbiano fatto indigestione. Pur essendo ghiotte di tale cibo, va detto che esse sanno regolarsi nei loro pasti. Sarebbe buona cosa eseguire ulteriori analisi”. In risposta a questa perplessità Ridolfi ha precisato che l'Istituto sta svolgendo a scopo precauzionale ulteriori analisi per verificare l'eventuale concomitanza di malattie infettive nelle tortore.
Della stessa idea di Dinetti è anche John Wiens, ornitologo e responsabile scientifico al California Research Institution PRBO Conservation Science, che spiega: “Le morti registrate in queste settimane non hanno legami tra loro. Le cause vanno cercate caso per caso”. E sottolinea LeAnn White, esperta di malattie di animali selvatici. “E’ dal 1970 che il National Wildlife Health Center del Wisconsin censisce le morte in massa di uccelli, pesci e altri animali e i casi delle ultime settimane rientrano nella normalità del fenomeno. Sulle cause dei decessi va detto che volte abbiamo trovato le cause, quali malattie che colpiscono un’intera comunità, o l’inquinamento localizzato su un’area, ma per alcuni casi la strage è rimasta un mistero”. Nei tabulati della ricercatrice vi sono 95 casi di morti in massa di vari tipi di animali avvenute negli ultimi 8 mesi solo sul Nord America e il dato è sicuramente sottostimato. Si va dall’annegamento inspiegato di 900 avvoltoi alle Florida Keys, alle 4.300 anatre uccise da parassiti nel Minnesota, alle 1.500 salamandre morte per un virus nell’Idaho, fino ai 2.000 pipistrelli uccisi dal virus della rabbia in Texas. Sempre secondo i dati del centro di ricerca ogni anno solo sul suolo dell’America del Nord vi sono mediamente 163 casi di stragi di animali E talora le morie possono essere davvero drammatiche, come fu la strage avvenuta in Canada nel 1996 di oltre 100.000 anatre. Anche fuori dagli Stati Uniti i casi registrati nel passato sono numerosi e a volte hanno dell’incredibile, come la strage di 75 storni verificatasi in marzo del 2010 vicino a Coxley in Gran Bretagna. In quel caso gli uccelli stavano tentando di evitare un falco, quando uno di essi ha colpito il suolo e gli altri lo hanno seguito.
Secondo gli esperti americani la maggior parte delle morti delle ultime settimane ha già trovato una spiegazione: in alcuni casi sono stati i fuochi artificiali di fine anno, in altri casi il freddo, che su alcune aree degli Stati Uniti è stato davvero oltre ogni media. Ma come mai, se il tutto rientra nella normalità, le stragi di animali dell’ultimo mese hanno fatto così scalpore? Spiega il biologo della Harvard Univesity, Edward Wilson “Perché con Internet, i telefoni cellulari e le comunicazioni velocissime da un punto all’altro del pianeta è possibile annotare gli eventi e collegarli tra loro. Per chi non è esperto poi, certi fenomeni possono assumere aspetti inaspettati e misteriosi, quando invece per i ricercatori rientrano tra i fenomeni “normali”, seppur particolari”.