A tutti sarà capitato dopo un bagno prolungato di avere la pelle raggrinzita, in particolare quella che ricopre la punte delle dita. Ebbene fino ad oggi non c’era una spiegazione approfondita al fenomeno, perché quanto si sapeva dava solo la risposta al perché la pelle diventa rugosa, ma non perché la pelle non si dissolve nell’acqua se vi rimane anche per ore.
La risposta ad entrambe le domande è arrivata da un gruppo di ricercatori guidato da Myfanwy Evans della Australian National University di Canberra (Australia), i cui studi sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Royal Society Interface. “Quando facciamo un bagno e rimaniamo per un po’ nell’acqua, lo strato corneo esterno della pelle (formato da 20 o 30 lamine cellulari che ricordano scaglie sovrapposte), che costituisce circa i tre quarti dell’epidermide, si espande e così quest’ultima è conseguentemente costretta ad estendersi originando le rughe. In questo modo anche le impronte digitali diventano più grandi”, ha spiegato Evans.
La ricercatrice ha sottolineato che in precedenza il fenomeno lo si spiegava facendo riferimento ad una particolare struttura della nostra pelle che è in grado di assorbire l’acqua, ma nessuno chiariva perché la pelle non si staccava. La risposta al problema è arrivata attraverso lo studio di un modello realizzato al computer dello strato esterno della pelle. Spiega Evans: “Lo strato corneo è costituito da fibre elicoidali di cheratina (una proteina filamentosa ricca di zolfo) che si intrecciano in una struttura tridimensionale. Questa trama agisce come una spugna che pur rimanendo estremamente robusta è in grado di assorbire acqua anche in grandi quantità”. Quando la pelle rimane in acqua le fibre elicoidali si allungano fin quasi a raddrizzarsi dando modo così alla pelle di espandersi e di aumentare di volume e all’acqua di penetrare al suo interno. L’elemento interessante è che le molecole che costituiscono la pelle si allungano, ma i contatti tra loro rimangono inalterati con tutta la loro forza.
“Il nostro approccio è stato puramente geometrico. Al computer abbiamo realizzato un modello strutturale delle molecole che compongono la pelle e abbiamo visto come possono comportarsi quando vi entra dell’acqua e quel che è interessante è il fatto che i legami chimici non cambiano le proprie caratteristiche”, ha sottolineato la ricercatrice.
Tali peculiarità verranno studiate a fondo così da poterle trasferire su sostanze che devono lavorare a lungo a contatto con l’acqua e che devono mantenere caratteristiche biodegradabili.
In ogni caso comunque, va sottolineato che anche la pelle non rimane tale per sempre se esposta molto a lungo all’acqua. Secondo la ricercatrice, le caratteristiche si alterano profondamente dopo circa 24 ore (il periodo dipende anche dalla temperatura dell’acqua stessa), momento dopo il quale si possono verificare danni irreversibili all’epidermide.